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martedì 16 febbraio 2010

Coriandoli & Cosacchi

Se eri bambino negli anni ’70, quando arrivava il carnevale, non è che ci fosse chissà quale varietà di travestimenti a disposizione.

Certo alle femmine andava pure peggio. Per loro solo vestitini da fatina, unica personalizzazione ammessa, la tonalità del colore.

Per noi maschi esisteva invece la famosa doppia-scelta. A seconda delle proprie simpatie i seienni si dividevano in due grandi correnti filosofico/carnevalizie: o Cowboy, o Zorro.


Io appartenevo alla seconda: giustiziere mascherato.. ricco e snob (che però amava il popolo). Niente a che vedere insomma con quei buzzurri dalla pistola facile che passavano la giornata a radunar mucche. Altro stile, altro passo.

Per cui, alla festa in prima elementare, il mio sogno era mascherina nera, mantello, spadino e il cappello con la Z.


Sogno che s'infranse nel momento in cui i miei decisero di affidare a mio nonno Mario l’acquisto del costume.


Oh, tanto per focalizzare, il nonno Mario era uno con una trentina di feste dell’Unità alle spalle come volontario e una viscerale simpatia per i piani quinquennali dell’Unione Sovietica.

Ovviamente un avo così non condivideva la mia passione verso il giustiziere con la spada.

Risultato? Anche se non ho mai saputo come ci sia riuscito, si è presentato a casa con un costume da piccolo cosacco (!!!).


Ora, va bene la controcultura di sinistra, ma andare alla festa vestito da Michele Strogoff a quel tempo non lo interpretavo esattamente come il massimo della vita. Ma ero senza vie di scampo, anche l’ultimo tentativo di simular un’influenza fu stroncato con la prova termometro.

Arrivai quindi in classe con l’umore di uno di fronte al patibolo.

Dentro era tutto un brulicare di cowboy inzaccherati di cioccolata, fatine multi-color e tre zorri alti un metro. E poi c’ero io.


- “Scusa da che saresti vestito te ?”


- “Da Michele Strogoff!”


- "..........Ah, occhei.".


Come è noto, i bambini possono essere molto cattivi ma in quel caso no, i vari zorri e cowboys si comportarono più che altro da stronzissime teste di cazzo in erba, obbligandomi a stare bendato perché il mio personaggio, che era "cieco", lo imponeva.


Passai così le tre ore successive seduto, accudito da caritatevoli fatine a bere fanta e mangiar sfrappole canticchiando una versione particolarmente toccante di Oh bella ciao. La scelta anomala del nonno aveva fatto breccia nei duri cuori delle proto-donne.

Ecco, avete appena letto di come raggiunsi (non per mio merito) l'apice del successo con l'altro sesso. Mai più nei 32 anni che sono seguiti ho più toccato vette simili di consenso, con o senza colbacco.

Questo credo che spieghi la mia attuale avversione per la fanta, le canzoni popolari e soprattutto sfrappole di carnevale.

venerdì 20 novembre 2009

Jesus Camp

E’ del 2006 ma mi ci sono imbattuto solo ora grazie all’amico Carlo. Si tratta di un documentario su uno dei campi-studio più celebri della chiesa evangelica USA.

La telecamera si concentra principalmente sulla figura direttrice Becky Fischer e sul tipo d’indottrinamento riservato ai piccoli ospiti. Quel che arriva sullo schermo è qualcosa di sconvolgente.

I Taliban, non sono più solo in Afghanistan ma crescono e prosperano anche in occidente. Hallelujah.

Ah, su You-Tube è possibile scaricarlo già sottotitolato.

Buona Pessima visione.

venerdì 10 aprile 2009

Le colpe dei padri



ANSA - Trovato il bimbo scomparso nel Cosentino: Finita bene la disavventura di Michael Cipolla, era andato a cercare il padre nei campi e si era perso.
“Finita bene il cazzo ! io con questo nome idiota ci devo passare la vita.” E’ stato il primo laconico commento rilasciato dal cinquenne…

lunedì 23 marzo 2009

The Millionaire

Non mi sono mai piaciute le favole, specie quelle raccontate al cinema. Per cui sono io il primo a non capire dove stia il trucco. Fatto sta che questo THE MILLIONAIRE mi è piaciuto tantissimo.
Intendiamoci, non è un film perfetto. Danny Boyle, da vero furbastro, ricorre a carrettate di stereotipi, quei clichè che anche un occidentale medio-ignorante sull’India come me può (ri)conoscere.. la povertà, il taj mahal, gli odi religiosi e i call center. Eppure il film piace.

Piace perché gli attori-bambini sono semplicemente pazzeschi, spettacolari, non puoi non innamorartene.
Piace l’idea che la vita di sfighe del protagonista sia rivissuta attraverso le risposte al quiz più occidentale che ci sia .
Piace perché Freida Pinto, la donna più bella del pianeta, te la vogliono far passare come una cresciuta in una bidonville. Una favola, appunto…

lunedì 2 febbraio 2009

Annunciazione-annunciazione in 160 caratteri

Da qualche anno i pargoli non arrivano più con la cicogna ma via SMS.
Ad incaricarsene è il padre, che nelle ore post-parto è ignorato da tutti e non avendo niente da fare dà il via al bombing di messaggini. E’ l’unica volta in cui nessuno in rubrica viene saltato.

Anche i più taccagni, quelli che col cellulare rispondono e basta si scoprono splendidi e spendono i 12 cents quasi con gioia. Tanto che qui l’evento da festeggiare più che la nuova nascita è la ricezione dell’sms in se.

Da quando è iniziata questa moda ne avrò ricevuti quasi una ventina, tutti riportano nome e peso della creatura, chiusura con le condizioni mediche sue e della madre.
Aggiungere altro in effetti diventa dura, del resto neanche il padre sa nulla del giovane intruso e ne ignora per altro gusti, sogni ed aspirazioni. Quelli che si credono originali optano per una composizione in prima persona ( “ciao, mi chiamo Mattia e sono nato.. bla..bla..”)

Dico tutto ciò perché l’ultimo SMS di "annunciazione" mi è arrivato tre giorni fa. Il mio amico Faustiko ha comunicato ad amici e conoscenti l’apparizione in questa valle di lacrime del figlio primogenito.

D’ora in poi sarà il neo arrivato Simone il solo a strisciargli ai piedi magari vomitandosi addosso. Cose queste che erano mia esclusiva alle feste fino a pochi anni fa.
Che roba strana, mi sento defraudato di un ruolo che per altro ho sempre ricoperto in maniera eccellente….

martedì 20 gennaio 2009

Virus influenzale

Il virus influenzale, si sa, muta ogni anno. Questo inverno si è presentato sotto forma di nipote seienne.
Domenica scorsa il piccolo untore, con tanto genitori complici al seguito, si presenta in casa di mater-familias per una di quelle riunioni parentali obbligatorie. Dopo essere stato in braccio di ogni astante un tempo medio di quindici secondi, completa l’opera scorazzando per l’appartamento lungo i tre assi cartesiani tossendo come marlboro-man due settimane prima che il cancro se lo portasse via.
E’ a quel punto che i 2kg di catarro alla kryptonite nascosti nei bronchi lentamente iniziano a fuoriuscire e si distribuiscono sotto forma di nebbiolina fluorescente su ogni oggetto/persona nel raggio di 50 metri .
L’opera prosegue poi con lo spargimento di un po’ di kleenex usati qua e là non dimenticando di leccare il parquet al centro della stanza, chiusura col “bacio di giuda” a tutti i presenti.
Nei successivi tre giorni casa di mater familias si trasforma in un lazzaretto transennato per un perimetro di 3 km e presidiato da militari in tuta bianca in versione “attacco batteriologico”. Lo spazio aereo è interdetto. Le comunicazioni radio interrotte.

Mater familias riesce ugualmente a lanciarmi un sibillino messaggio dalla finestra: “aaargh, non d’avviginare ! Fino a ieri eravamo duddi a leddo gon l’influenza, ma ber fortuna non ci ha breso ne il gagotto né lo sboggo, ma la derza versione, “la febbre gon raffeddore e male alle ossa”.

Io, nonostante il clima da giudizio universale, sto bene, nessun sintomo o malessere. Non ho fatto vaccini ne preso aspirine, porto solo la sciarpa al collo da settembre ai primi di giugno. Sono delicato di gola e preferisco proteggerla.
Oltre a ciò mi attengo a qualche semplice precauzione ma niente di che.

1.Ad ogni occasione d’incontro con più di tre persone in contemporanea mi presento con casco integrale motoGP.
2.do le spalle anche a dio.
3. se sul lavoro uno tossisce mi allontano senza respirare e scavalco con calma la finestra spiegando che amo fare il la pausa caffé sui tetti.
4. porto a casa mouse e tastiera.
5. a casa do fuoco quotidianamente ai sanitari con alcuni litri d’alcol.
6. Cerco di ampliare le amicizie tra i dipendenti dell’istituto superiore della sanità, meglio se specializzati in virologia e malattie rare.
7. Ad ogni plenilunio stendo su un’ara pagana uno dei tanti figli “under 10” dei miei cugini e gli strappo il cuore.

lunedì 3 novembre 2008

Halloween

Se vostro figlio Matteo/Mattia dorme da 3 giorni ininterrotti, una ragione c'è: ha ingerito un mix massiccio di Tavor e Stilnox.
La prossima volta che lo mandate in giro in strada vestito da coglione a chiedere dolcetto o scherzetto indirizzatelo a sinistra..

lunedì 20 ottobre 2008

Road to Nowhere

Sabato, ore 8.10. Immaginate la tangenziale di Bologna come uno strambo parcheggio di auto parcheggiate in doppia fila indiana. Un serpente fermo. Immobile. Morto.
Il cartellone del “CIS: viaggiare informati” fa più la seconda che la prima: ovvero ci tiene ad informarci che ci sono 8 km di coda ma che di viaggiare non se ne parla.

A Bologna c’è il SAIE, la fiera dell’edilizia. In questo fine settimana convergono sulla famigerata “Uscita 8 – fiera” operatori del settore da qualunque cantiere aperto del pianeta.
Io subisco e basta, dovrei andare a Ferrara e ho preso quella che sulla carta sembrava la strada più breve. Alla luce dei fatti avrei dovuto dare ascolto a Colombo e prendere in direzione dell’Atlantico, avrei fatto prima.

Altri 20 minuti. Sono ancora fermo. Alla mia destra, l’inquietante presenza da ormai 2 km e di un essere dal sesso indefinito che mi saluta con mano-pugno-mano-pugno dal finestrino posteriore di una Classe A. L’essere, di un’età approssimativa di 24 mesi, non accenna a pause ne cambia il ritmo, impressionante.
L’idillio tra me e l’infante è spezzato dal claxon del GOLF alle mie spalle, il tipo con i ray-ban alla guida dev’essere in ritardo per la lampada del week-end.
Vorrei scendere e chiedergli che cazzo se ne fa degli occhiali da sole dal momento che sta piovendo ma visto il numero di catene d’oro al collo e il volume di musica techno che esce dal finestrino ha tutta l’aria di uno che prima spara e poi risponde.

Rinuncio e mi rimetto a guardare il/la pargolo/a che nel frattempo non ha mai smesso col mano-pugno-mano e sento che forse quella creatura con la sua purezza è l’unica con cui posso relazionarmi.
Inizio pure io col mano-pugno-mano-pugno ma senza ciuccio e sonaglio mi sento un deficiente, un po’ come tutti gli altri di questa fila..